LA PALA DELL'ALTARE

SantaGiuliaaltarepicL'ancona dell'altare maggiore trovasi collocata entro una ricca cornice marmorea. E' un dipinto su tavola che rappresenta S. Giulia posta in trono con un pane di cera tra le mani, S. Maria Maddalena con un vaso di profumi, S. Cecilia con strumenti musicali, S. Cate­rina con ai piedi una ruota uncinata, S. Barbara con una corona di fiori.

Il Battilana, il Remondini, il Ravenna, lo dicono copia d'un quadro di Luca d'Olanda ormai perduto; l'asserto però è falso e privo di fondamento.

Il vero autore fu scoperto dall' Alizieri. Trovò una quietanza del 1533 in cui «Dominicus Fontana pietor magistri Andree» riceve 8 scudi d'oro «pro pretio unius ancone seu maiestatis confeete ligna­minibus 'ad requisitionem reetoris et mas­sariorum diete Ecclesie Sanete lulie». La Chiesa, il legname, il prezzo e l'epoca s'addicono alla natura e al soggetto del­l'opera.

Chi era questo Andrea Fontana? Nes­suno ne sa nulla.

Il cognome Fontana è molto diffuso in Emilia, si ebbe anche una famiglia di pittori: il più famoso fu Alberto Fontana pittore modenese morto nel 1548.

Forse il nostro pittore fu emiliano.

La tavola è una copia della Santa Cecilia di Raffaello. Identiche le vesti dalle ampie maniche e legate alla cintola con un cordone; identiche le pettinature col piccolo mazzocchio sulla sommità del capo. In terra vasto assortimento di strumenti musicali: copiati esattamente uno ad uno.

In alto identica è la lumeggiatura e la disposizione coreografica degli angeli. Tutto è ripetuto e copiato puntualmente, meticolosamente.

Sembra che il pittore abbia dimenticato S. Giulia, poichè S. Cecilia è la protagonista del quadro: prova ne siano gli strumenti musicali sparsi a terra e gli angeli in atteggiamento di cantori.

Un primo motivo d'interesse possono essere pertanto le sue origini poco scrupolose.

Interessanti gli elementi icono­grafici per l'ibridismo e l'ingenuità che li contraddistinguono.

Le 5 sante sono in atteg­giamento di preghiera entro una specie di cappella: ad una parete un quadretto con la Madonna; in una nicchia un pic­colo Crocifisso, dinanzi una lampada.

Le sante sono dunque oggetto di culto perchè rappresentate con l'aureola; ma le stesse sono anche rappresentate in atteggiamento di orazione: particolarità iconografica che ci ricorda la Madonna del Costa in S. Petronio a Bologna. Sorprendiamo nell'artista uno di quei pittori ambulanti che viaggiavano per le campagne, con una scorta di modelli rubacchiati.

Abilità speciale è nei particolari orna­mentali: disinvoltura negli effetti, pro­spettiva sicura nella linea e nel chiaro­scuro. Colori sgargianti dal tappeto alle vesti; le donne sono rivestite di panni semplici: notare a questo riguardo l'estrema rozzezza delle vesti simili alle gonne e agli zendali delle nostre nonne.

Soltanto la protagonista S. Giulia, reca a questo riguardo un qualche segno distintivo ma unicamente per la mole. Dunque l'abilità del pittore si mostra essenzialmente nei particolari architettonici e decorativi: è quindi possibile che ci troviamo dinanzi ad uno di quei manovali che aiutavano i maestri nei lavori di rifinitura ed ornamentazione.

E' naturale che abbandonato a sé stesso si trovasse disorientato.

Sotto l'ancona c'è la seguente iscrizione: Opus hoc ad Honorem Divae luliae propriis sumptibus construxit Anno Do­mini 1784.

Evidentemente nel 1784 fu rifatta al quadro la cornice in marmo. Il Ravenna dice a questo riguardo che anticamente ci fosse un'altra iscrizione che venne poi cancellata. Più che cancellata è pro­babile che sia stata barbaramente aspor­tata tutta una striscia di marmo in basso ed anche ai lati, ove le figure rimangono incomplete.

 

POLITTICO DEL MAZONE

Artisticamente pregevole il polittico del Mazone del 1500.

Le pitture del catino furono eseguite da F. Pavoni nel 1887: rappresentano il martirio della Santa Titolare. La decorazione e l'indoratura furono eseguite da D. Daneri di Chiavari nello stesso anno.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

IL CORO

Le otto lesene del coro furono indorate da Castagnino Luigi nel 1905.

LA VOLTA

LavoltaII Prof. Resio Raffaele di Roma, pitturò nel 1905 - 06 la volta della navata e l'arcone soprastante l'organo. L'opera fu eseguita tramite la donazione di L. 6.000 da parte della Signora Sivori Giulia ved. Dallorso.

La volta della Chiesa fu decorata da Gatti Luigi di Chiavari.

Nel coro troviamo due artistiche ve­trate, l'una porta inciso il Sacro Cuore, l'altra l'Annunciazione. Furono costruite nel 1927, dono della Signora Sanguineti Colomba in Mazzino, opera d'arte della ditta fontana di Milano.

Le vetrate della navata furono costruite nel 1951, dono del Signor Samengo Andrea, residente a Lima.

Menzione tutta speciale merita l' affresco della facciata. fu eseguito da Giulio Corio e Gioacchino Aluffo nel 1936: rappresenta S. Giulia crocifissa. II volto è divinizzato come da una visione so­prannaturale e non ha più i segni della flagellazione. II corpo è legato alla Croce, ma le vesti slanciate al vento tendono verso l'infinito. Ai piedi della Croce gli strumenti del martirio: un cilicio, le ta­naglie, il martello; da una parte è ripro­dotta la Chiesa nella sua facciata; in lontananza la penisola di Sestri e le isole di Capraia e di Corsica, in perfetto gioco di prospettiva.

È una visione di paesaggi e di coste tutta personale, una interpretazione tutta nostra nel motivo ambientai e dello sfondo paesistico. Gli artisti hanno voluto ri­chiamare il sentimento del popolo e ricopiarlo nella trasparenza del paesaggio, nella perfezione tecnica e nella felice impostazione del soggetto.

 

 

 

 

 

 

I MARMI

Il primo altare a destra è dedicato al SS.Salvatore per la congregazione delle donne assistenti degli infermi: un altare che ai tempi di mons.Saporiti era in quasi tutte le chiese della Diocesi. Fu ricostruito in marmo nel 1932.

Il secondo è dedicato a S. Antonio e S. Erasmo; provvisoriamente l'immagine dei santi titolari è stata spostata: il polittico del Mazone ne ha preso il posto. Fu ricostruito in marmo nel 1943.

Il terzo è dedicato a N.S. del Rosario. Contiene in una nicchia la statua della Vergine che si porta annualmente in processione.

Il primo altare a sinistra si dice "delle anime". Nell'ancona è rappresentata la Vergine venerata da S.Giovanni Battista e da S.Francesco da Paola: in basso le anime purganti.

Nel 1769 era dedicato alla Vergine Assunta in cielo; nel 1834 a N.S. delle Grazie; dal 1858 in poi a N.S. della Guardia. Il secondo è dedicato a S.Giovanni Battista: altare molto antico costruito nel 1661, da collegarsi con la speciale devozione con cui era venerato nella nostra zona il santo precursore.

Il terzo si dice "del Crocifisso di Lucca". In una nicchia porta scolpito in rilievo un Cristo bizantino, esemplare del Volto Santo di Lucca: la devozione per il volto santo si era diffusa in parrocchia tramite la Confraternita dei disciplinanti di S. Croce.

Un ricordo tutto speciale merita l'altare maggiore. Non si ritrovano documenti circa la sua costruzione. C'è soltanto un'iscrizione nell'ultimo gradino in basso: "Patronum nautarum: opus 1698" (patrono dei marinai: opera 1698).

Una cosa però è sicura: l'altare fu costruito in due tempi. A chi osserva infatti attentamente non può sfuggire il divario esistente tra i singoli gradini per la qualità dei marmi, per le intarsiature e per le forme architettoniche. Evidentemente in un primo tempo fu costruito un altare con un solo gradino in basso e due gradini in alto; in seguito fu aggiunto il resto.

La data del 1698 contenuta nell'iscrizione si riferisce all'aggiunta posteriore.

Il primo altare è molto più antico.

Dall'iscrizione si deduce anche che fu probabilmente un dono dei marinai: fatto verosimile, date le antiche tradizioni marinare della parrocchia. Bellissimo il tabernacolo di sicurezza riccamente indorato, dono di Sanguineti Agostina. Bello il pulpito per la qualità dei marmi e le ricche intarsiature a meandri. Da ammirasi la ricca colonna che lo sostiene tutta di porfido: dono di un certo Anselmi di Cavi nel 1728.

In fondo a sinistra il Battistero tutto in marmo costruito da Enrico Repetto di Lavagna nel 1904.

L'ORGANO

Sopra la porta l'orchestra con un organo dei fratelli Serassi di Bergamo costruito nel 1868.

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