scrocePoco lontano dalla Chiesa parrocchiale sorge l'oratorio di S. Croce.

Ha origini oscure. La più antica me­moria è dell'anno 1500: è il contratto dell'esecuzione dell'ancona dietro l'altare. Notevole una notizia contenuta nelle imbreviature del notaio Lanfranco: risale al 1182. Vi si parla di un testamento in località S. Giulia. ... S. Croce.

Oratori e Chiese dedicate alla S. Croce non mancarono in Liguria in quell'epoca, ma di Chiese dedicate a S. Giulia si .conosce soltanto quella di Centaura. Il fatto stesso per cui non si specifica l' ubicazione di S. Giulia e S. Croce è indizio sufficiente a crederle vicino. Onde possiamo dedurre che già ne} 1182 esi­stesse in località Centaura un oratorio dedicato alla S. Croce.

Certamente il passaggio dell' oratorio alla Confraternita dei disciplinanti è po­steriore. Le «Ecclesia Trinitatis verbe­ratorum de Lavania», una tra le più antiche, risale al 1406.

Nella sua funzione attuale l'oratorio di S. Croce non deve ritenersi anteriore a quell' età: tutto l'elemento decorativo si ispira infatti ai riti ed alle devozioni dei disciplinanti.

Nel suo aspetto architettonico non offre alcunchè d'interessante: un lungo stanzone rettangolare in volgare mura­tura intonacata. Solo qua e là pochi resti in pietra levigata stanno a testimo­niare l'antico splendore della costruzione.

L'antico tetto in legno a capanna è stato demolito nel 1906; i muri perime­trali furono innalzati di m. 1,50 e il vecchio tetto fu sostituito dall' attuale volta a botte.

Dinanzi all' oratorio c'è un piccolo atrio che richiama i narteci delle prime Chiese cristiane; è un'aggiunta posteriore alla prima costruzione. Nessun legame lo unisce alla facciata che si svolge li­beramente col suo portale, col suo fine­strone a semicerchio e con la sua cella campanaria. Inoltre il portale che trova si fra l'atrio e l'oratorio è abbastanza con­sunto per poter dedurre che sia stato lungo tempo esposto alle intemperie.

Il Portale

Il portale dovrebbe risalire, a giudi­carne dallo stile, alla seconda metà del 1500. La sua architettura denota i carat­teri già maturi dell' arte rinascimentale; è l'epoca in cui gli scultori liguri anda­vano a gara nell'ornare di fastosi portali i palazzi genovesi; ci si avvicina al barocco.

Il portale dell' oratorio di S. Croce somiglia a quello dell'oratorio della SS. Trinità di Lavagna. Ambedue hanno il fregio con decorazione figurata ripartita in 5 masse; mentre a Lavagna però le figure costituiscono una schiera ininter­rotta, a S. Croce si presentano isolate.

Al centro il Volto Santo di Lucca; ai lati la SS. Trinità, S. Giovanni Battista, S. Antonio abate e per quanto si può discernere, S. Giacomo.

Collegato al portale trovasi un altro elemento architettonico: le mensole in pietra levigata sulle quali posavano le incavallature dell' antico tetto in legno. Gran parte andarono distrutte (la demo­lizione del tetto era data a cottimo! ! !); le superstiti sono collocate qua e là. Per gli angoli dell' oratorio o addirittura in soffitta.

Una di queste mensole porta scritto: « FATO 1576», data che evidentemente si riferisce ad una ricostruzione, per lo meno del tetto. Tutte queste mensole erano istoriate con immagini sacre ed iscrizioni; in tutte è presente il Volto Santo di Lucca.

Tutto è paesano ed antiquato: scrit­tura sgrammaticata, fattura rozza, deco­razione sommaria, duro contorno geo­metrico.

Ci troviamo dinanzi ad un decoratore povero di risorse orna mentali: preferisce il linguaggio narrativo a quello orna­mentale, sia perchè è più accessibile al suo pubblico, sia perchè è più facile per lui stesso.

Le Pitture

La pittura più artisticamente notevole è l'ancona dell' altare: un trittico su tavola.

Attribuito dapprima erroneamente a Teramo Piaggio, l'Alizieri però potè ac­certarne l'autore e la data. Ritrovò il contratto per cui Giovanni Mazone (o Massone) di Alessandria il 18 gennaio 1500 si impegnava a consegnare a Per­rino Frugone, Antonio Bargone e Simonino di Vario, tutti e tre di Centaura, un'ancona che corrisponde a quella del­l'oratorio di S. Croce; le condizioni, semplicemente disastrose per l'artista.

Al centro è rappresentato il Volto Santo di Lucca: il capo cinto da una ricca coronai rivestito di una ricchissima cappa serrata ai fianchi da una cintura. Manca in alto l'iscrizione, sostituita da una fascia semicircolare.

Ai piedi della Croce è un calice. La Croce è infissa sul coperchio del sepol­cro e adorata da due schiere di fedeli: fra questi numerosi sono i disciplinanti vestiti di cappuccio e cappa.

A sinistra di chi guarda stanno S. Ni­cola e S. Leonardo; a destra S. Got­tardo e S. Lucia.

In alto una Pietà e l'Annunciazione in due riquadri; in basso il cenacolo.

Quest'ancona è ben lontana nella fat­tura e nello splendore dei particolari e nella ricchezza della cornice da altre opere del Mazone.

O fosse la poca fiducia che gli ,ispi­ravano i gretti paesani di Centaura o l'età ormai avanzata gli avesse infiacchito l'ispirazione. Nella cornice si sforza di abbandonare motivi ornamentali gotici per accettare una decorazione rinasci­mentale.

Nelle pitture non soltanto non porta alcunchè di nuovo (cosa del resto che non potremmo pretendere da un pittore ormai sulla settantina che lavora per un oratorio sperduto sulle colline della rivie­ra) ma fiaccamente ripete motivi già espressi in altre pitture.

Manca alle figure quella individualità profonda che ritroviamo nei dipinti del Mazone nella Cattedrale di Savona e nella pala dell' altare maggiore di S. Maria di Castello a Genova.

Il raggruppamento di figure in 2 schie­re ai Iati della Croce è un motivo caro alla pittura ligure del tempo: fu infatti ripetuto anch'e da Ludovico Brea.

Notevoli il pannello centrale del polit­tico e i 3 riquadri in alto: notevoli sopratutto per potenza espressiva la Pìe­tà e l'immagine della Vergine.

Due crocefissi in legno dipinti rin­chiusi in due nicchie ai Iati dell'altare riproducono anch'essi il Volto Santo di Lucca.

Uno di questi, il più antico, ha le estremità dei bracci ornate da trilobi: in alto il pellicano che nutre i piccoli. Il Volto Santo di Lucca è riprodotto con discreta fedeltà; manca la parte inferiore della stola circolare ch'e nel dipinto del Mazone circonda la figura di Cristo: questa probabilmente cadde e andò per­duta.

Questo crocefisso appare anteriore al 1500 e potrebbe essere un argomento per sostenere l'antichità dell'oratorio.

Il secondo crocefisso più moderno a caratteri barocchi; manca totalmente della stola circolare: assomiglia al S, Volto di S. Sepolcro più che a quello di Lucca.

Il polittico e il primo crocefisso furono trasportati nella Chiesa parrocchiale il 29 Maggio 1950 per ordine della Sovra­intendenza alle Arti Sacre in seguito ad un tentativo di furto.

Rimangono però proprietà dell'Ora­torio di S. Croce: di ciò si conservano i documenti nell'archivio parrocchiale.

Il trittico del Mazone è stato posto attualmente sopra un altare laterale della Chiesa parrocchiale, già dedicato a S, Antonio.

Il crocifisso più antico si conserva invece in sacrestia.

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Due sono le caratteristiche iconografiche comuni a queste pitture e decora­zioni: il Santo Volto e i disciplinanti in adorazione.

La presenza dei disciplinanti è richie­sta dalla natura della confraternita.

Innumerevoli sono i portali e le lapidi nella zona dove appaiono le strane for­me incappucciate. Il marmo 'bianco, la pietra nera davano il colore alle cate­gorie in cui i fratelli si distinguevano.

Meno spiegabile sembra la devozione per il Volto Santo di Lucca. Il caso va messo in relazione ai rapporti tra Genova e Lucca: erano rapporti commerciali tra tessitori.

Del resto la devozione a S. Giulia era fiorente anche in Lucca. forse che qual­che famiglia di Lucchesi si sia stabilita sotto la protezione di S. Giulia? L'ipo­tesi può sembrare azzardata. Poichè i Lucchesi fondarono in Genova Chiese fino dal sec. XII, si è portati a credere che nel medesimo tempo, fino dalla data del notaio Lanfranco, essi abbiano por­tato a Centaura il culto della S. Croce.

Nel nome della Croce si sarebbe costituita più tardi verso il 1500 una confraternita di disciplinanti.

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